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 Post subject: Commento all’intervento di Romano Prodi su “Che tempo che fa
PostPosted: 15/03/2009, 21:35 
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Joined: 04/02/2009, 15:47
Posts: 57
In questo suo intervento, Romano Prodi ha detto che “la mediazione politica nobilita l’uomo”. Questo lo ha detto, lui cattolico, sul caso Englaro. Io ritengo che il cattolico, che deve necessariamente adottare l’etica cattolica e la Dottrina Sociale della Chiesa nelle sue decisioni politiche, non debba ritenere di dover essere un “politico dimezzato”, incapace di poter governare imparziabilmente una società, in cui la maggior parte della popolazione è per l’aborto e l’eutanasia. Invece, solo il cattolico può governare sapientemente la società. Per questo la frase di Prodi significa quello che io stesso sostengo, e che ha sostenuto recentemente Franceschini, e che spiega l’indifferentismo (tolleranza) di Berlusconi e di Fini, e cioè che il politico cattolico, attraverso la mediazione politica, cioè attraverso la politica, in quanto atto politico, può essere legittimato eticamente da Dio, nel pieno rispetto dell’etica cattolica (intesa in senso rigorosamente tradizionalista) a dire sì all’aborto e all’eutanasia. Non serve coraggio o spregiudicatezza: solo il politico cattolico, in quanto cattolico, può dire sì all’aborto e all’eutanasia legittimamente, in quanto governa con saggezza la democrazia dei popoli col pieno mandato di Dio. E la Chiesa lo benedirà. Rimanendo ferma l’intenzione e il progetto politico cristiano di eliminare l’aborto e l’eutansia, se e solo in quanto il popolo lo consentirà nel futurom cercando di convincerlo in tal senso. L’aborto e l’eutanasia rimangono azioni immorali (veri crimini), ma rese legittime da Dio, in senso politico.


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 Post subject: Re: L`industria: passato o futuro della nostra economia?
PostPosted: 25/03/2009, 17:00 
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Joined: 25/03/2009, 15:51
Posts: 1
Fondazione wrote:
Care amiche, cari amici,
vi segnaliamo che e' ora presente sul sito di Romano Prodi il testo integrale della sua lezione di investitura come accademico della Real Academia delle Scienze Economiche e Finanziarie a Barcellona.

"L`industria: passato o futuro della nostra economia?"
http://www.romanoprodi.it/wordpress/interventi/lindustria-passato-o-futuro-della-nostra-economia_580.html

Se lo desiderate, potete inviare le vostre impressioni ed i vostri commenti sui Forum della Fondazione.

Apriamo qui ora un nuovo thread all'interno del già esistente e partecipato forum "Guardandosi intorno".

E' pronto per voi proprio qui.
Potete cominciare subito a dialogare.

Se non siete ancora registrati, potete farlo subito cliccando su "Iscriviti" in alto a destra.


Buona lettura

e buona partecipazione al Forum della Fondazione !


la Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli


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 Post subject: Dalla politica industriale alla pianificazione globale
PostPosted: 29/03/2009, 21:33 
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Joined: 04/02/2009, 15:47
Posts: 57
Al centro della lezione di Prodi stanno due ordini di riflessioni:

1.] il rapporto tra il grado di industrializzazione di un Paese (riguardante il secondo settore: l’indutria) e la crisi finanziaria attuale (riguardante il terzo settore: i servizi);
2.] la rilevanza o meno di una politica industriale nel tempo della globalizzazione, da affiancare alla politica monetaria, di una Nazione e al livello continentale (europeo), e in prospettiva globale.

Ritengo che il benessere economico nel mondo non sia dovuto al rapporto tra liberismo e virtù del mercato, a livello industriale (la “mano invisibile”), ma al rapporto tra variabili economiche e massa della popolazione: è per la forza della massa di una popolazione che, soprattutto in Europa, grazie al socialismo, ma anche in America, grazie alla volontà di sopravvivenza (di ordine anche politico) degli individui e, certamente, al loro egoismo (politico) e forza di impatto sociale, … è dunque per questa forza che la popolazione ha potuto raggiungere elevati gradi di benessere. Laddove il mercato sia libero di operare senza vincoli, non c’è benessere, cioè mano invisibile virtuosa, ma sfruttamento della manodopera, come in quelle economie che falsificano il gioco della concorrenza internazionale (attraendo le imprese delle nazioni ricche) per il basso costo del lavoro. Già all’inizio della rivoluzione industriale dell’‘800 si è capito che la mano invisibile del mercato, se lasciata libera di operare, genera povertà e sfruttamento. Le nazioni attualmente ricche lo sono per le conquiste politiche democratiche e sindacali. Ciò appare chiaro, considerando che queste nazioni si stanno impoverendo, con l’alto debito pubblico, con il passaggio a sistemi pensionistici contributivi, e con una sempre maggiore precarietà del lavoro: questi sono i risultati del libero mercato e della globalizzazione.
All’interno di tali considerazioni si comprende che non può esistere vero progresso economico, se ogni uomo della terra non può ottenere determianti “standard” di vita, ai quali vanno legate le variabili del mercato. Quindi il secondo settore (l’industria) deve poter produrre fino alla saturazione di tali standard di vita, permanente nel tempo. Ne consegue che oggi non è attuale la politica industriale, non perché ce ne è troppa, ma perché essa è anzi insufficiente, e deve essere sostituita, a livello globale, da una pianificazione dei mercati (del mercato globale), che porti l’industria a produrre tanti beni quanti ne ha bisogno la popolazione povera mondiale, e anche sempre più precaria nei paesi ricchi. E’ questo lo standard “minimo”, perché si possa parlare divero e reale progresso.


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 Post subject: Dalla politica industriale alla pianificazione globale
PostPosted: 29/03/2009, 21:38 
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Joined: 04/02/2009, 15:47
Posts: 57
Il liberismo è importante, e deve essere salvaguardato, ma all’interno della pianificazione. E’ questa che può orientare la produzione dove c’è il bisogno, e realmente premiare il merito. L’iniziativa economica deve essere promossa dallo stato, e poi fatta gestire dai privati. Se invece l’iniziativa la prendono i privati, essa non sarà diretta necessariamente al bene comune.


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 Post subject: Dalla politica industriale alla pianificazione globale
PostPosted: 29/03/2009, 21:47 
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Joined: 04/02/2009, 15:47
Posts: 57
Il debito pubblico non è forse dovuto ad un inopportuno intervento dello stato, ma al tentativo di arginare le conseguenze antisociali del mercato. Se la società si abbandona al mercato, forse non c’è debito pubblico, ma la conseguenza è la più totale precarietà. Ne consegue che, in assenza di pianificazione, il solo modo per arginare le conseguenza antisociali del mercato è il debito pubblico. Quindi questo è una conseguenza indiretta del mercato (della difesa dal mercato).


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 Post subject: Il paradosso dell’industria e il terziario come sua soluzion
PostPosted: 30/03/2009, 20:29 
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Joined: 04/02/2009, 15:47
Posts: 57
Siano dati 100 uomini [popolazione mondiale]. In una situazione di artigianto, con la specializzazione del lavoro, tutti lavorano, guadagnano, producono e comprano. A un certo punto, 10 artigiani diventano imprenditori, decidendo di guadagnare di più, e comprano 10 macchine [una per ciascuno], ciascuna capace di produrre in serie al posto di 10 lavoratori [artigiani]. Si passa così dall’artigianato dall’industria. Ora ci sono solo 10 artigiani-lavoratori-imprenditori, ciascuno con la sua macchina, capaci tutti e 10 di produrre per 100 uomini, e quindi 90 artigiani-lavoratori [che sono il mercato acquirente] diventerebbero disoccupati, sarebbero senza reddito e il sistema industriale dovrebbe collassare, perché produce per disoccupati senza reddito e senza capacità di acquisto. Ma ciò non succede. Questa situazione non si è infatti prodotta nel mercato, perché dall’industria si è passati ad una nuova fonte di reddito per la massa della popolazione sostituita dalle macchine, fonte che riproduce la divisione del lavoro dell’artigianato: i servizi [terziario]. I servizi non possono essere riprodotti dalle macchine. Un esempio è la badante. Nessun robot può sostituirsi alla badante, magari pagata per tenere compagnia ad un anziano, ciò che un robot non può fare. Questo significa che in tale mercato ipotetico di 100 soggetti, 10 imprenditori si dedicano all’industria, e 90 lavoratori si dedicano ai servizi. Si riproduce, così, il sistema di produzione e la divisione del lavoro tipica dell’artigianato, coi servizi, in cui ogni lavoratore è in grado di svolgere qualche servizio per ogni altro lavoratore, senza poter essere sostituito dalla macchina. Il danaro continua in tal modo a circolare nella popolazione [sostituita dalle macchine], e questa ha così il danaro per acquisire i prodotti dell’industria.


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 Post subject: Il principio della neutralità finanziaria
PostPosted: 02/04/2009, 12:32 
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Joined: 04/02/2009, 15:47
Posts: 57
Questo principio, che deve essere dimostrato, dice quanto segue:

1.] la ricchezza può provenire solo dall’economia reale [industria, servizi (non finanziari), agricoltura];
2.] la ricchezza non può mai provenire dalla finanza;
3.] conseguentemente, ogni ricchezza che proviene dalla finanza, danneggia l’economia reale ed è una sottrazione di ricchezza ai cittadini.


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 Post subject: La causa principale dell’inflazione
PostPosted: 02/04/2009, 12:33 
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Joined: 04/02/2009, 15:47
Posts: 57
La causa principale dell’inflazione dovrebbe essere il risparmio. Infatti:

1.] esso dà luogo al moltiplicatore dei depositi;
2.] questo genera virtualmente mggiore moneta;
3.] conseguentemente, è come se le banche stampassero moneta, ciò che genera inflazione.


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 Post subject: Le tre cause di instabilità del sistema economico
PostPosted: 03/04/2009, 8:44 
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Joined: 04/02/2009, 15:47
Posts: 57
Il sistema economico mondiale funziona secondo l’omeostasi. Tutti gli scambi richiedono una quantità di moneta costante nel tempo. Le tre cause di instabilità del sistema economico potrebbero quindi essere le seguenti:

1.] i risparmi e i depositi bancari, che sottraggono liquidità al sistema. Questo, per l’omeostasi, riproduce liquidità, e così la quantità di moneta complessiva risulta maggiore del fabbisogno di moneta per gli scambi, ciò che genera inflazione. Il moltiplicatore dei depositi non dovrebbe generare inflazione, generando moneta, perché la moneta risparmiata viene investita. Esiste però una quantità di moneta che le banche sono costrette a trattenere come patrimonio di sicurezza [controllato dalla banca centrale]. Questa quantità viene sottratta agli scambi, che reagiscono producendo nuova moneta. Ciò genera inflazione.
2.] il meccanismo della rigenerazione della moneta avviene in due modi: con gli interessi bancari, e con i mark-up, cioè i profitti. Questi due strumenti sono l’equivalente di produzione di nuova moneta. A fronte di uno scambio tra bene e danaro [consumo], il mark-up richiede artificiosamente più danaro, generando scompensazione omeostatica nel sistema economico. La stessa cosa avverrebbe per l’interesse bancario sui prestiti e sui mutui. A fronte di una somma prestata ne viene restituita una maggiore senza che a ciò corrisponda uno scambio nell’economia reale. Ciò genererebe maggiore moneta, e quindi inflazione.
3.] la terza causa del disfunzionamento del sistema economico [le prime due sono il patrimonio di sicurezza delle banche, che sottrae liquidità al sistema, comportando la sua rigenerazione, e l’insieme totale degli interessi e dei mark-up, che producono artificiosamente nuova moneta] consisterebbe nella diversa velocità di funzionamento tra moneta usata negli scambi [consumi] e moneta reinvestita dai risparmi [investimenti]. La prima vede sottrarsi a livello di sistema economico complessivo una quantità di moneta come risparmi in banca. Questi vengono reinvestiti. Ma l’investimento nell’industria comporta scambi a velocità di scambio inferiore rispetto agli scambi, da cui la moneta è stata sottratta. A livello di sistema economico complssivo questa differenza di velocità tra moneta-consumo e moneta-investimento, poiché le due moneta sono interscambiabili e indifferenziate, genererebbe scompensazioni nel sistema economico di tipo omeostatico, con gli stessi effetti del punto 1.], cioè con l’inflazione.

La soluzione di questi problemi potrebbe essere data dalla creazione di differenti tipi di moneta, il cui cambio dovrebbe essere regolato dall’autorità governativa:

- moneta-consumo;
- moneta-investimento;
- moneta-risparmio/-deposito;
- moneta-profitto/-mark-up.


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 Post subject: Le virtù del liberismo e l’economia pianificata
PostPosted: 04/04/2009, 11:54 
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Joined: 04/02/2009, 15:47
Posts: 57
1.] virtù del liberismo è che ogni lavoratore persegue il suo interesse senza dover rendere conto a qualcuno della propria fortuna e capacità.
2.] in questo modo l’iniziativa economica è premiata dalle capacità e dal merito, e non esiste un dittatore che impone un unico modello di vita e un dato tenore di vita.
3.] ognuno “si fa i fatti suoi” ed è libero, e questo è bene.
4.] il liberismo si lega virtuosamente all’egoismo e all’aggressività, sane e fisiologicamente necessarie, dell’uomo.
5.] ma il liberismo puro deve essere corretto, esso infatti sostituisce al merito la cooptazione, e la libertà non sempre si dirige in modo socialmente utile.
6.] il liberismo deve operare all’interno di una pianificazione delle occasioni, delle opportunità e degli indirizzi sociali dei bisogni e delle attività produttive, pianificazione che crea le condizioni migliori per una libertà da dirigere e promuovere in modo socialmente utile e ordinato, e anche individualmente fruttuoso.
7.] lo stato deve potenziare, liberare, riconoscere, premiare la persona del cittadino.


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