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eurobond
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Author:  riccardoachilli [ 28/02/2009, 13:30 ]
Post subject:  eurobond

Segnalo l'articolo in merito di Quadro Curzio sul Corriere della Sera di oggi. Sono assolutamente convinto che l'idea di creare un fondo europeo alimentato da titoli del debito pubblico emessi a livello comunitario sia una straordinaria ocasione per rafforzare l'idea europea, e per avere uno strumento in più per fronteggiare l'attuale crisi. Resta da vedere l'utilizzo che se ne farà. Intanto non concordo con l'idea che possa agire solamente all'interno dei confini della Uem. Alcuni Paesi dell'Est che fanno parte della UE 27 ma non dell'uem sono ai bordi del default sovrano (si pensi all'Ungheria) il che inevitabilmente innescherebbe una ondata speculativa che finirebbe per colpire anche l'euro. Occorre agire in sede europea, con uno strumento come il fondo alimentato dagli eurobond, per prevenire questo pericolo, che, sul versante delle condizioni di finanza pubblica dei Paesi dell'Unione europea, è forse da considerarsi prioritario, utilizzando una parte del fondo per prestiti a tasso agevolato ai Paesi, anche non facenti parte dell'Uem ma solo dell'Ue 27, in cui si stiano verificando imminenti pericoli di default, ovviamente dietro la presentazione di programmi di ristrutturazione dei propri bilanci pubblici da attuarsi quando arriverà la ripresa della crescita. L'idea di utilizzare il fondo per supportare programmi di ristrutturazione/fusione industriale, o infrastrutture strategiche, è suggestiva e secondo me anche praticabile politicamente.

Author:  mmerighi [ 28/02/2009, 15:55 ]
Post subject:  Re: eurobond

EU Bond si ma non off-balance...

Chiediamoci per un attimo perche in tanti accarezzano l' idea degli Euro-Bond, forse per evitare di far esplodere i deficit correnti e non sorpassare la soglia del 3% che in questo momento tanti criticano, ma con il buonsenso del padre di famiglia mi rendo conto che se spendo piu' di quanto guadagno...non ho un grande futuro.

Il punto e' evitare che tale strumento venga usato, come in passato, ad un ricorso al debito al di fuori del bilancio, off-balance, che di fatto manteneva inalterati gli indici patrimoniali, insomma oggi di debito (non liquidita') stiamo perendo e continuare sulla stessa strada senza una chiara visione strategica puo' risultare devastante, a tal proposito quale sarebbe interessante sapere come calcolarne l' incidenza sul debito nazionale.

Altro argomento, molto delicato riguarda il motivo per cui il supporto vada allargato a tanti paesi che non hanno aderito all'euro. Molti di essi, a partire dalla dirigenza della Repubblica Ceca (non confondiamo popoli con governi) non hai mai fatto nulla per nascondere il forte euroallergismo. Inoltre tanti di essi con accordi unilaterali al posizionamento di missili intercettori verso la Russia di fatto hanno aperto le parte ad una nuova possibile guerra fredda escudendo ogni possibile coordinamento in sede EU.

Insomma in un momento in cui la scelta di stare fuori dall' Euro puo' essere molto rischiosa, perche' premiare un tale approccio speculativo, la Slovacchia in fondo, partita indietro rispettto la Repubblica Ceca, ha fatto i propri compiti ed ha abbracciato con fiducia l' Euro e ne e' entrata il 1 Gennaio 2009.

In questo momento, forse piu' che prima va testato in primis il modello di solidarieta' tra partners che hanno deciso di condividere un futuro insieme di pace condividendo tanti valori !

Cordialmente
Massimo Merighi

Author:  riccardoachilli [ 28/02/2009, 20:21 ]
Post subject:  Re: eurobond

Certo il tema di chi si assume la responsabilità del debito è cruciale, perché ogni fondo creato nel bilancio ocmunitario, alal fine, lo pagano i cittadii degli Stati membri. Ed è anche vero che non si può andare avanti ad oltranza con politiche alimentate dal debito. Però credo che la proposta dell'eurobond abbia due valenze: el breve periodo, per fronteggiare una crisi di proporzioni spaventose, che nessuno Stato membro da solo può contrastare (men che meno l'Italia, con il suo carico di debito pubblico), ricorrendo all'unico strumento concettuale che abbiamo a disposizione per affrontare ed alleviare le conseguenze sociali di questo genere di crisi, ovvero il "deficit spending" di keynesiana memoria. Nel lungo periodo, crea un primo passo verso politiche economiche e fiscali coordinate a livello europeo, correggendo lo squilibrio attuale, secondo il quale abbiamo una politica monetaria unitaria (diretta da obiettivi di controllo dell'inflazione e del tasso di cambio, che hanno risvolti tendenzialmente depressivi sulla crescita) e tante politiche economiche, industriali e fiscali quanti sono i membri dell'Unione (ciascuna delle quali, individualmente, è meno efficace di quanto sarebbe una politica unitaria europea). Quanto ai membri dell'Ue esterni all'area-euro, concordo sul fatto che, in pasato ed anche oggi, hanno spesso adottato comportamenti opportunistici o antieuropei. Solo che un default di uno di quei Governi non potrebbe che avere effetti devastanti anche per noi, rinfocolando la tendenza al crollo dei mercati finanziari, colpendo duramente anche il nostro sistema creditizio, che non di rado ha creato legami e fatto shopping di banche in quei Paesi, alimentando nuove ondate migratorie e tensioni interne all'Unione. Insomma, prevedere forme di assistenza a quei Paesi è anche nel nostro interesse, e molti di loro sono veramente sull'rolo dell'abisso. Detto questo, è anche ovvio che tali governi, per avere diritto all'assistenza del fondo, dovrebbero contribuire a finanziarne la base di garanzia iniziale (che Quadro Curzio, secondo me giustamente, intravede nel conferimento al fondo delle riserve auree delle banche centrali nazionali) ed impegarsi, a fine crisi, in un piano serio e sostenibile di ristrutturazione delle loro finanze pubbliche, per poter poi entrare ell'euro. E naturalmente, dovrebbero pagare, come tutti, gli interessi sul prestito accordato a valere sul fondo alimentato dagli eurobond. Quanto alal governance del fondo stesso, penso sarebbe bene mantenerla in capo ai Paesi dell'area-euro, che hanno un consolidato di "saggezza" nella gestione della finanza pubblica più alto rispetto a molti dei Paesi esterni all'Uem.

Author:  androcom [ 01/03/2009, 11:28 ]
Post subject:  Considerazioni sul debito pubblico

Per tentare di estinguere, almeno in parte, il debito pubblico italiano, proporrei quanto segue:

1.] viene creato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze un ente, che assume su di sé l’intero debito pubblico come un’unica cifra.
2.] questo ente ha un sito e ogni cittadino ha una password per accedere al proprio “profilo individualizzato di debito” (PID).
3.] il debito viene suddiviso per il numero dei cittadini italiani (solo quelli che hanno la cittadinanza), in proporizione al proprio reddito denunciato con l’Irpef.
5.] tamite il proprio PID, viene assegnato un IBAN tramite cui il cittadino può saldare, almeno in parte, il proprio “debito personale”.
6.] la somma di tutte le cifre versate va direttamente ad estinzione del debito pubblico.
7.] la cifra personale di debito naturalmente è variabile, crescendo e diminuendo in relazione all’ammontare nel tempo del debito pubblico. Nel senso che anche se un cittadino paga, può vedersi crescere il debito, ma almeno esso cresce di meno.
8.] la cifra individualizzata di debito diminusice naturalmente in relazione alla diminuzione dell’evasione fiscale.

Questa proposta può sembrare utopistica se non “ridicola”, ma essa parte dalla semplice considerazione che:

1.] il debito dello stato è “debito dei cittadini”.
2.] questo debito dei cittadini deve essere, in qualche modo, proporzionale alla loro ricchezza.
3.] deve essere dato modo ai cittadini di estinguere il proprio debito, non solo con le tasse, ma anche direttamente.
4.] ogni cittadino vive il debito pubblico come se questa cifra non lo toccasse direttamente. Invece esso è un’obbligazione, e come tale va estinta. Ogni debito è sempre coercitivo, invece il debito pubblico non viene vissuto come un vero debito. Porre i cittadini direttamente di fronte al proprio debito significherebbe responsabilizzarli, e nel contempo responsabilizzare anche gli organi pubblici.

Author:  formica [ 07/03/2009, 9:54 ]
Post subject:  Re: eurobond

riccardoachilli wrote:
Certo il tema di chi si assume la responsabilità del debito è cruciale, perché ogni fondo creato nel bilancio ocmunitario, alal fine, lo pagano i cittadii degli Stati membri. Ed è anche vero che non si può andare avanti ad oltranza con politiche alimentate dal debito. Però credo che la proposta dell'eurobond abbia due valenze: el breve periodo, per fronteggiare una crisi di proporzioni spaventose, che nessuno Stato membro da solo può contrastare (men che meno l'Italia, con il suo carico di debito pubblico), ricorrendo all'unico strumento concettuale che abbiamo a disposizione per affrontare ed alleviare le conseguenze sociali di questo genere di crisi, ovvero il "deficit spending" di keynesiana memoria. .

Il problema del debito è cruciale ed è all'origine della attuale crisi.
Come ben spiegato in http://www.vimeo.com/3261363 l'eccesso di indebitamento privato usa, a cui non sono estranee le politiche governative americane e la FED (anzi, ne sono la causa di fondo) è il risultato ovvio della scelta di fare meno debito pubblico possibile ma di indurre i privati a farlo.
Ma sempre debito è. Nel senso che gli eccessi li paghiamo sempre tutti.
Nel caso di ebito pubblico eccessivo, verranno meno le risorse per le politiche socliali, nel caso di debito privato eccessivo e di blocco dell'economia come ora, chi paga sono comunque i piu' deboli.

Per quanto riguarda l'efficacia delle politiche keynesiane, ci sono orientamenti diversi tra gli economisti (interessante per esempio il dibattiito su http://www.noisefromamerika.org ) ma leggevo che ai tempi della crisi del '29 il debito pubblico americano era del 20% del PIL e quindi era possibile pensare simili politiche.
Oggi, con il 60% (e da noi con il 100%) pensare di correggere una crisi originata dal debito, facendo nuovo debito, mi pare imperversare nell'errore.

Ciao,
Francesco

Author:  riccardoachilli [ 14/03/2009, 18:34 ]
Post subject:  Re: eurobond

Ciao Francesco, in effetti la situazione che abbiamo di fronte, ed i suoi vincoli finanziari, è completamente diversa da quella in cui operò Roosevelt sulla base delle lezioni di Keynes. Tuttavia, se è vero che la crisi attuale origina da una spaventosa espansione del debito privato, che tramite gli strumenti finanziari derivati ha contaminato i mercati finanziari globali, è anche vero, e ce lo dicono i dati statistici, che vi è una rapida regressione dei consumi, legata sia a un deterioramento del clima di fiducia sia all'oggettivo deteriorarsi delle condizonidi bilancio di molte famiglie, sia degli investimenti, principalmente a causa di una stretta del credito, che purtroppo opererà fintanto che il sistema creditizio non avrà recuperato condizioni di stabilità finanziaria ed il valore dei propri portafogli di attività finanziarie e mobiliari non crescerà di nuovo. in una situazione simile, credo sia inevitabile fornire liquidità al sistema (d'altra parte, se la Bce sta calando i tassi, è prooprio per rpristinare un circuito di liquidità). Quindi la mia impressione personale è che ci sono due temi sui quali occorre riflettere: in quale direzione concentrare le scarse risorse disponibili. Non credo, ad esempio, che un sostegno monetario diretto alle famiglie sia efficace - la crescita dela propensione al risparmio, in tempi di crisi, ne annullerebbe l'effetto sulla domanda aggregata. Probabilmente è più efficace investire in grandi programmi strategici per il futuro, iun campo energetico (ma non nel nucleare, come purtroppo vuole fare il nostro governo) ed infrastrutturale. Il secondo tema è: dove reperire le risorse, visto che le finanze pubbliche del nostro Paese sono a secco? E' ovvio che dobbiamo chiedere un sostegno al bilancio europeo, tramite strumenti quali gli eurobond, naturalmente a fronte di un impegno serio a ripagare tale debito prioritariamente rispetto al debito interno, quando arriverà la ripresa. Naturalmente occorre essere consapevoli che ciò avrà un costo: la ripresa italiana sarà molto più lenta e meno consistente di quella dei nostri partner, proprio perché occorrerà mettere in campo politiche di austerità mirate a ripagare il debito contratto in epoca di crisi. Non credo però che ci siano alternative: il degrado sociale e l'impoverimento rapidissimo cui stiamo assistendo oggi rischia di compromettere la stessa tenuta democratica delle nostre istituzioni. Ed i pericoli di derive populiste ed autoritarie, in tempi di recessione ecoomica, sono reali. Ciao, Riccardo

Author:  formica [ 15/03/2009, 10:27 ]
Post subject:  Re: eurobond

Caro Riccardo,
hai fatto una ottima sintesi della situazione, assolutamente condivisibile, e vorrei partire da essa.
Per quanto riguarda l'Europa, quasi ogni nazione ha le sue politiche sociali, da tempo.
Dico quasi perché forse solo Italia, Portogallo e Grecia non hanno un buon welfare assistenziale, per chi è sotto la soglia della povertà, e di protezione sociale per chi perde il lavoro.
Le conseguenze sociali della crisi economica di oggi quindi vengono affrontate a nord della Alpi con gli strumenti classici ed ordinari. Eventualmente si possono studiare potenziamenti temporanei delle varie misure.

Drammatica invece la situazione in Italia, dove senza la rete di protezione sociale tutto ricade sulla famiglia.
Vorrei qui ricordare che tuttavia non non siamo stati con le mani in mano ed il Prof Prodi institui' nel 1996 la commissione, presieduta da Onofri, per l'analisi della compatibilità macroeconomica della spesa sociale.
I lavori furono presentati alla fine di febbraio 1997 e come ricorderai non se ne fece nulla per il NIET di certi sindacati e di varie componenti politiche. Se il disegno li' espresso (che lessi integralmente e ricordo positivamente ) fosse stato realizzato, credo che oggi a 12 anni di distanza le famiglie italiane affronterebbero la crisi in modo totalmente diverso. E questo avrebbe una funzione innegabile di sostegno dei consumi, della produzione e dell'occupazione.

Siamo invece costretti ad inseguire mille rivoli e mille richieste di finanziamento e sostegno, alle famiglie, alle imprese, agli investimenti.

Dove focalizzare gli aiuti? A mio avviso la liquidità è compito della banca centrale, che mi pare già dall'inizio della crisi hanno incrementato la massa monetaria. Questo flusso tuttavia mi pare sia stato "confiscato" dalle banche, in crisi di capitalizzazione e liquidità e diffidenti a prestare denaro ad altre banche o aziende che potrebbero fallire.

Alla politica il compito di sostenere la spesa delle famiglie piu' deboli ma solo agevolando la ridistribuzione.
non usando finanze proprie, direi. Quelle io le userei per aumentare gli investimenti. C'è la tendenza infatti a diminuirli, nei periodi di crisi, perché i vari responsabili delle finanze osservano la contrazione del gettito, l'aumento della spesa sociale e tendono a far quadrare il tuttto riducendo gli investimenti.
Invece essi vanno mantenuti e se possibile aumentati. Non sono un fervente credente delle politiche keynesiane, anzi sono assai scettico, tuttavia ritengo che sia saggio investire oggi perché i tassi sono bassi e stanno scendendo anche i prezzi di molti prodotti e lavori.

Mi pare ovvio che quando la crisi sarà finita (perché prima o poi finisce) l'economia si surriscalderà in fretta, cercando di ricuperare il tempo perso. Questo vuol dire probabilmente che molti operatori economici cercheranno di rastrellare la massa monetaria che improvvisamente verrà rimessa in circolazione, alzando i prezzi; ci sarà un rischio inflazione, le banche rialzeranno i tassi e torneranno a chiudere i rubinetti. Allora gli investimenti torneranno ad essere piu' cari. Ecco perché è adesso il momento di farli.

Quello che quindi consiglio (ed ho consigliato dove sono in grado di farlo, ottenendo un positivo riscontro in misure concrete oggi allo studio) è di anticipare ad oggi gli investimenti già pianificati domani.
Con due piccole precisazioni:
1) tra gli investimenti preferire i lavori brevi, che danno immediati risultati, che occupano manodopera ed artigiani. Per esempio opere di manutenzione o nuove opere pianificate nel 2010 e 2011 possono essere rese subito operative oggi. Non quindi lavori lunghi, tipo ponte sullo stretto, ma tanti piccoli lavori distribuiti nel territorio.
2) che si attui una sostituzione temporale, e che quindi vi sia una pari riduzione degli investimenti quando la crisi sarà finita e l'economia marcerà per i fatti suoi. Li ricupereremo la spesa fatta e risparmieremo parecchio, perché negli anni di crescita tutto tornerà ad essere piu' caro.

Temo che pero' osservando chi sta al governo oggi in Italia, facciano l'opposto.
Tagliano oggi e spenderanno un mucchio di soldi domani per centrali nucleari e per il ponte.
Tutte opere sul cui merito non entro ma saranno completate dopo il 2020.

Francesco

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